L'Innamorato



A un livello profano, questa carta raffigura l'amore passionale che anima non solo i giovani, ma anche gli adulti sognatori, magari ancora un po' immaturi. Questo tipo di amore è una forza instabile, sempre alla ricerca di qualcosa e mai sazia. In ciò si trova la sua potenza magnetica, ma anche la sua pericolosità. L'amore può essere “pericoloso” soprattutto quando non si ha abbastanza esperienza alle spalle, ma anche quando ci si rifiuta di guardare in faccia la realtà, e ci si lascia dominare dai propri sogni illusori. Grande può essere il rischio di prendere una direzione sbagliata, che non porta da nessuna parte oppure, nel peggiore dei casi, conduce alla perdita di sé.
Per questo motivo, l'altro contenuto simbolico della carta riguarda il tema dell'indecisione nella scelta, lo spaesamento che si prova quando non si sa dove dirigere la propria energia. Il dubbio che anima l'Innamorato è incarnato dalle due donne che lo corteggiano e che, in qualche modo, se lo contendono. L'alloro che cinge il capo della donna a sinistra suggerisce che la volontà di costei è forte e resistente come le foglie di quella pianta. Al contrario, i fiori recisi che ornano il capo dell'altra donna suggeriscono una volontà labile, che cederà di fronte alle prime difficoltà. Dunque, mentre quest'ultima donna rappresenta il vizio, la prima simboleggia la virtù. Sebbene piacevole da percorrere, la strada del vizio conduce in realtà in un vicolo cieco; al contrario, il sentiero della virtù non è per nulla invitante, perchè è lastricato di insidie e, come se non bastasse, tende a diventare sempre più stretto e più ripido. Tuttavia, a differenza di quanto avviene seguendo il vizio, ciò che si acquisisce lungo la via della virtù è estremamente prezioso e durevole.
Per l'uomo comune, scegliere l'una o l'altra strada non fa alcuna differenza. Per l'iniziato, invece, il discorso cambia completamente: il ricercatore sul sentiero, infatti, deve essere padrone di se stesso, delle proprie scelte, e non può permettersi di indugiare nei futili piaceri della vita. Questa carta, quindi, suggerisce che l'iniziato deve aspirare a un amore più elevato e incondizionato, un amore che non sia più preda dell'egoismo e dei tentennamenti del desiderio.
Il Carro



Dal punto di vista iniziatico, il fatto che il Carro segua la carta dell'Innamorato può essere interpretato da due punti di vista diversi ma complementari, che potremmo indicare rispettivamente come “conquista esteriore” e “conquista interiore”.
Il desiderio di “conquista esteriore”, che corrisponde alla fase eroica del cammino iniziatico, è innescato proprio da un sentimento d'amore. L'auriga del Carro percepisce questo sentimento come un'attrazione irresistibile verso la bellezza di tutto ciò che lo circonda. In ultima analisi, quest'amore nasce dal sottile ricordo della bellezza divina, che si risveglia nell'iniziato innescando in lui il desiderio di ritornare in un luogo che non ricorda distintamente, ma di cui percepisce in qualche modo l'esistenza.
Tale ritorno, assimilabile a un'ascensione, corrisponde al tema della “conquista interiore”. Facendo seguito ai tentennamenti dell'Innamorato, l'auriga del Carro si presenta infatti come un uomo che ha raggiunto la fermezza della propria volontà e che, pertanto, può accedere ad un superiore livello di coscienza. Egli ha conseguito una certa padronanza della propria natura inferiore (simboleggiata dai due cavalli), ma tale padronanza diverrà completa solo con il raggiungimento della Forza (arcano che si presenterà più avanti). In questa fase, invece, all'iniziato viene chiesto di sviluppare un supplemento di attenzione: i due cavalli (un maschio e una femmina) sembrano volersi dirigere in direzioni opposte, ed è quindi necessario vigilare sulle tendenze divisive che essi rappresentano. L'azione del Carro, dunque, è dettata da una volontà imperturbabile: quest'ultima, però, è guidata da una consapevolezza di sé non ancora completa. La visione non del tutto chiara di questo personaggio è evidenziata dal drappo azzurro che adorna il baldacchino, e che appare come un simulacro della volta celeste, cioè come una finzione di realtà.
In definitiva, la volontà di conquista nei confronti della bellezza terrena dona all'iniziato l'energia necessaria per vivere la fase eroica, la quale però non è che un trampolino di lancio verso una conquista ben più importante, quella della Coscienza Risvegliata.
La Giustizia



Con la Giustizia si apre il secondo settenario degli arcani maggiori. Questo arcano interviene a limitare e a disciplinare l'espansione del Carro, che altrimenti diventerebbe dispersiva e inconcludente, e potrebbe sviare l'iniziato dal suo percorso, la cui meta finale è una conquista interiore. La fase eroica è terminata: ora ha inizio una fase meno “avvincente” e più complessa, legata alla ricerca dell'equilibrio interiore, che potremmo definire anche “centro di gravità”.
La difficoltà di questa impresa è evidenziata dalla spada e dalla bilancia impugnate dalla Giustizia. La spada taglia e punisce, mentre la bilancia porta equilibrio, equità, raziocinio. Talvolta è inevitabile usare la forza per rimettere in ordine un mondo caotico, ma è anche necessario vigilare affinché questa stessa forza non si trasformi in cieca violenza. La spada e la bilancia, dunque, sono entrambe necessarie, e si sostengono reciprocamente. L'iniziato deve imparare a realizzare dentro di sé questo medesimo equilibrio di forze.
Si potrebbe ritenere che il compito supremo della Giustizia – e dell'iniziato - sia quello di rendere il mondo perfetto. La realtà, però, è un'altra: nell'Universo, infatti, esistono molte deroghe a quell'astratto principio di “perfezione” ricercato dai filosofi. L'asimmetria presente in alcuni dettagli di questa carta dei Tarocchi simboleggia proprio queste “eccezioni alla regola”. Così, nel microcosmo umano, ci si trova spesso in balia di giudizi soggettivi derivanti da egoismi, desideri e aspettative, che incombono come la spada impugnata dalla Giustizia. La bilancia, però, ci ricorda che esiste anche una giustizia oggettiva, capace di elevarsi al di sopra delle parti. L'iniziato dovrà appunto imparare ad abbracciare l'oggettività, distanziandosi sempre più dalla propria soggettività. Dovrà fare ciò per evitare il rischio che la soggettività lo conduca troppo lontano dalla verità... perché una verità esiste, anche se – come suggeriscono le asimmetrie iconografiche della Giustizia – essa non potrà mai essere “assoluta”.

