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Una serie di eventi più o meno fortuiti ha fatto sì che il mazzo di Nicolas Conver, risalente al 1760, sia oggi considerato il più alto e insuperabile modello di Tarocchi Marsigliesi. Tuttavia si tratta di una visione parziale e non del tutto corretta, perchè questo mazzo di Tarocchi è venuto alla luce quando il canone marsigliese “definitivo” si era già consolidato da molti anni, continuando ad essere trasmesso da un produttore all'altro senza modifiche di sorta. In altre parole, Nicolas Conver non inventò proprio nulla, limitandosi a immettersi in una tradizione cui avevano ampiamente contribuito altri maestri cartai, ben prima di lui. E questo non è tutto... Occorre infatti sottolineare che il celebre “Tarocco Conver”, in realtà, non fu affatto realizzato dall'uomo di cui porta il nome, bensì da un altro stampatore rimasto fino ad ora sconosciuto.
Nicolas Conver non avrebbe potuto realizzare alcunché nel 1760, per il semplice fatto che, a quell'epoca... non era ancora nato!
Come fa notare Francesco Guarino sul sito scuolatdm.com, informazioni molto interessanti sulla famiglia Conver sono state riportate da Isabelle Nadolny nel suo libro "Historia del Tarot". Si apprende qui che Mathieu Conver, padre del celebre Nicolas, fu menzionato negli archivi della città di Marsiglia nel periodo 1783-1789. Nicolas Conver venne alla luce solo nel 1784, e lavorò come maestro cartaio dal 1809 fino al 1833, anno della sua morte: dunque non avrebbe potuto né incidere né pubblicare un Tarocco nel 1760!
Tale informazione potrebbe lasciare sgomenti o quanto meno smarriti alcuni appassionati della materia. Tuttavia – e per fortuna! - non esiste alcun particolare mistero su questa vicenda: l'enigma, infatti, può essere facilmente risolto ricordando le modalità tecniche attraverso cui il canone marsigliese venne tramandato nel corso del Settecento. A quell'epoca, infatti, era pratica molto comune che gli stampi in legno di pero, utilizzati per stampare le carte, venissero riacquistati da altri fabbricanti di Tarocchi, oppure trasmessi di padre in figlio. Fu appunto in questo modo che Conver ottenne gli stampi che gli permisero di dare alla luce il suo mazzo. Egli cancellò il nome del precedente maestro cartaio per inserire il proprio, ma lasciò inalterata la data di incisione: dunque il cosiddetto “Tarocco di Nicolas Conver”, datato al 1760, non è stato creato da colui che gli ha apposto il proprio nome, bensì da un altro anonimo cartaio, che non era né un antenato né un omonimo dello stesso Conver.
E' possibile che Conver abbia riprodotto un modello precedente attribuendogli il proprio nome per provare ad acquisire una maggiore risonanza, in un periodo storico nel quale la popolarità dei Tarocchi di Marsiglia era già in declino. Questo gesto, tuttavia, non implica necessariamente che Nicolas Conver fosse un impostore: è infatti plausibile che molti altri stampatori si siano comportati allo stesso modo, proprio a causa dell'usanza, assai diffusa tra i cartai dell'epoca, di riacquistare o ereditare gli stampi.
Il mazzo di Conver divenne comunque uno dei più importanti modelli di riferimento per gli editori successivi. Intorno al 1930 Paul Marteau, direttore della ditta Grimaud, contribuì in un certo senso a “cristallizzare” l'equivoco, pubblicando un mazzo di Tarocchi di Marsiglia che, a suo dire, era una fedele riproduzione dell'esemplare di Conver del 1760. Sembra tuttavia che il mazzo effettivamente preso a modello fosse un altro (benché non si possa sapere se Marteau abbia commesso un errore in buona fede o se abbia volutamente creato un “falso”): come fanno notare alcuni esperti, infatti, il suo mazzo sarebbe in realtà una riproduzione del Tarocco di Besançon e non del Tarocco Conver. In ogni caso, Marteau contribuì ad alimentare la leggenda del grande maestro cartaio Nicolas Conver!
Ai giorni nostri si è diffusa l'idea che anche Alejandro Jodorowsky abbia preso a modello il Tarocco Conver per realizzare il suo mazzo restaurato; tuttavia, nelle prime pagine del libro “La Via dei Tarocchi”, il tarologo cileno afferma chiaramente di aver dovuto prendere a modello il mazzo di Paul Marteau, comunque fedele alla tradizione marsigliese settecentesca, pur essendo ben consapevole del fatto che il mazzo prodotto da Grimaud non era realmente basato sul Tarocco Conver.
Oggi disponiamo di una considerevole quantità di mazzi Marsigliesi, conservati all'interno di musei, biblioteche, associazioni e collezioni private. Proprio grazie a questa varietà possiamo affermare con assoluta certezza che l'iconografia riscontrabile nel mazzo di Conver costituiva un modello che, nella seconda metà del Settecento, si era ormai ampiamente diffuso e consolidato. In definitiva, Nicolas Conver ha semplicemente riprodotto un canone che, nelle sue linee generali, era stato ideato in un'epoca ben precedente, forse proprio nella nostra Italia. Di questo specifico argomento parlo in un apposito articolo pubblicato qui sul sito:
Breve storia dei Tarocchi francesi
In conclusione, pur non contenendo nulla di originale, i Tarocchi di Nicolas Conver possono essere considerati un simbolico punto di arrivo nella fissazione del canone marsigliese, che ancora oggi, a distanza di secoli dalle sue origini, continua ad affascinare milioni di appassionati in tutto il mondo!
La foto in alto mostra alcune carte del mazzo edito da Héron, che riproduce i Tarocchi di Nicolas Conver conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
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