L'Eremita



L'Eremita incarna un'energia in chiaro-scuro: è infatti l'iniziato che è riuscito ad acquisire grande saggezza, ma è anche un uomo stanco, provato dalle dure esperienze del passato. L'iconografia della carta è ispirata a Diogene, filosofo cinico dell'antichità che vagava con una lanterna in mano in pieno giorno e, a chi gli chiedeva cosa stesse cercando, rispondeva: “Cerco l'uomo”.
L'Eremita ha realizzato molte conquiste, anche di natura spirituale, ma ora si rende conto di dover abbandonare tutto ciò che credeva di aver acquisito e di dover esplorare dei luoghi misteriosi e oscuri, che si trovano nella sua stessa interiorità ma che egli ancora non conosce del tutto. E' immerso nel buio, nella notte oscura dell'anima, ma può fare affidamento sulla luce della sua lanterna, cioè sulla propria saggezza, e può appoggiarsi al suo bastone, che appare sinuoso perchè vivificato da tutta l'esperienza accumulata. L'Eremita è solo con se stesso: ciò gli provoca sofferenza, ma è anche l'unico modo attraverso il quale può riuscire a sentire Dio dentro di sé. Tutto ciò avviene perché, lungi dall'essere lineare, il percorso iniziatico è tortuoso e tormentato: non è una scala di cristallo che ascende trionfalmente al Cielo, ma piuttosto un'accidentata e instabile scala a chiocciola, che gira su se stessa all'infinito.
La Ruota di Fortuna



Dopo l'Eremita troviamo la Ruota, che può apparire come un passo indietro rispetto all'arcano precdente, ma che rispecchia appunto quell'infinità circolarità nella quale l'uomo comune si trova a vagare eternamente e senza speranza, e con cui lo stesso iniziato deve comunque confrontarsi, finché la sua anima non si affrancherà definitivamente dai cicli di morte e rinascita. Affinché possa saltar giù dalla Ruota, l'iniziato deve risolvere l'indovinello posto dalla Sfinge, l'entità che presiede alle umane sorti. I due animali che salgono e scendono dalla Ruota simboleggiano invece le false personalità dell'uomo comune, il quale non ha alcuna possibilità di risolvere quell'indovinello, dominato com'è dal vizio e dall'ignoranza. L'uomo dormiente è in balia delle onde del mare su cui la Ruota galleggia, giorno dopo giorno, anno dopo anno, vita dopo vita.
Fronteggiare questa impetuosa forza cosmica non è per nulla semplice. Tuttavia, scegliendo di seguire la via della virtù e della conoscenza, l'iniziato darà a se stesso la possibilità di cavalcare le onde del destino, anziché subirne passivamente i continui flussi e riflussi. Impegnandosi a sviluppare i propri centri superiori, egli riuscirà un giorno a domare le tumultuose correnti della Fortuna.
Gli arcani che seguono la Ruota non raffigurano più soltanto personaggi terreni, bensì esseri che sembrano appartenere ad altre realtà, ad altri piani dell'esistenza.
La Forza



La Forza (arcano numero 11) corrisponde, seppure a un livello superiore, al Bagatto (arcano numero 1): lo testimonia il cappello a forma di infinito che cinge il capo di entrambi. Essi si connettono con la propria mente superiore per riceverne intuizioni con cui alimentare le proprie energie psichiche e creative.
La Forza appare in forma di donna, ma è in realtà una delle quattro virtù cardinali della tradizione medievale, virtù che permettono di dare forma a quel perpetuo “centro di gravità” attorno al quale l'iniziato potrà far ruotare tutti gli aspetti della sua esistenza.
La Forza è diretta conseguenza dell'Amore: infatti, più si ama qualcosa, tanto più ci si impegnerà a conquistare e a proteggere l'oggetto del proprio amore. Naturalmente, sia la forza che l'amore sono armi a doppio taglio, poiché sono in grado di alimentare sia la sorgente della virtù, sia la fonte del vizio. La donna raffigurata sulla carta è di certo virtuosa, come testimonia la determinazione gentile e senza sforzo con cui tiene aperte le fauci del leone, domando in tal modo il proprio impeto animale. Questa gagliarda energia vitale non è di per sè negativa, ma deve essere tenuta sotto controllo o, ancor meglio, incanalata in una creazione volontaria e cosciente. La Forza è dunque una rappresentazione dell'autentica Volontà, quella che ogni iniziato deve necessariamente sviluppare lungo il suo cammino.
Volontà di fare che cosa? Volontà di dominare l'ego, in primo luogo. In effetti, il leone che si lascia addomesticare con apparente facilità è anche un simbolo dell'ego, questo potente (ma ingombrante) principio vitale con cui tutti gli esseri umani, persino i più “illuminati”, devono fare i conti. Non è possibile annientare l'ego, ma è fondamentale farne un alleato, una maschera da indossare per poter vivere nel mondo terreno senza essere sopraffatti dalla sua complessità e dalle sue bassezze.

