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La Via Iniziatica dei Tarocchi – Dall'Appeso alla Temperanza

2025-11-19 10:18

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La Via Iniziatica dei Tarocchi – Dall'Appeso alla Temperanza

I 22 Arcani Maggiori si presentano come un Sentiero composto da varie tappe in successione, ognuna delle quali è connessa in modo coerente con tutte le altre.

L'Appeso

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Mentre la Forza può essere considerata l'evoluzione superiore del Bagatto, l'Appeso è un vero e proprio “rovesciamento” di quest'ultimo: se osserviamo i volti dei due personaggi, noteremo infatti quanto essi siano somiglianti; le energie che li pervadono, tuttavia, sono fondamentalmente opposte...
Il Bagatto ha a disposizione tutti gli strumenti che gli occorrono, e ha le mani libere per poter forgiare il suo destino come più gli aggrada; l'Appeso invece ha le mani incrociate (e forse legate) dietro la schiena. I piedi del Bagatto puntano in due direzioni opposte, segno che egli può scegliere dove andare, mentre un piede dell'Appeso è legato al patibolo, costringendolo ad una postura assai scomoda. Possiamo dunque immaginare che l'Appeso sia il Bagatto che è caduto in disgrazia, perdendo tutto ciò che credeva di possedere. Eppure, a ben guardare, lo sguardo dell'Appeso appare sereno: evidentemente, è stata sua la scelta di mettersi a testa in giù, per osservare il mondo da un'altra prospettiva! Il Bagatto è consapevole delle sue potenzialità ma è anche pieno di sé; l'Appeso, al contrario, è cosciente di essere nient'altro che un vaso vuoto.

Con la Forza è stato domato l'ego; ora bisogna imparare l'arte del non agire, presupposto irrinunciabile dell'iniziazione passiva. L'Appeso si abbandona al fluire dell'esistenza, senza intraprendere alcuna azione. Si appende a una trave sostenuta da due alberelli spogli e, come un frutto che deve maturare, attende di rinascere a nuova vita. Si autoinfligge una sofferenza, conscio del fatto che questa si trasformerà nella sua nuova, vera Forza.


L'Arcano senza Nome

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Chiamato “La Morte” nei moderni Tarocchi esoterici, questo arcano non ha nome nei più antichi Tarocchi Marsigliesi. Esso parla infatti di una profonda trasformazione interiore, eventualmente di una “morte iniziatica”, ma non di morte fisica: non è, infatti, l'ultima carta del mazzo! Tuttavia, senza dubbio, esso si prende gioco della nostra paura della morte, e del nostro immotivato attaccamento alla materia, che è per sua natura effimera, destinata a disgregarsi. L'uomo dormiente, incapace di superare tale attaccamento, è davvero destinato a perdere tutto. L'iniziato, invece, avrà la possibilità di evolvere, anche attraverso la morte fisica.

Dunque, il fatto che questo arcano sia senza nome è un'ironica sottolineatura dell'umano terrore di fronte alla morte. L'assenza di un nome, però, contiene in sé anche un valore iniziatico. Il non avere denominazione significa che, giunto a questo punto del cammino, l'iniziato ha perso qualsivoglia identificazione: egli semplicemente “è”. L'uomo deve saper morire in vita per procedere nella sua evoluzione: infatti, così facendo, si libera di tutto ciò che è effimero per ritrovare la propria Essenza. Se si osservano bene i disegni, si evince che il personaggio dell'arcano XIII è il Matto, seppur spogliato delle vesti e delle membra: lo scheletro è, dunque, l'uomo che si è liberato della zavorra che lo opprimeva, trovando il coraggio di mostrarsi completamente “nudo”.


Temperanza

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Questo arcano, nato come classica raffigurazione dell'omonima virtù cardinale, rappresenta una figura angelica che, pur essendo dotata di ali, tiene i piedi poggiati a terra: ciò indica che si può volare in alto soltanto dopo essersi confrontati con i vincoli del piano materiale. Infatti, benché questa figura sia soffusa di misticismo, essa occupa una posizione piuttosto “scomoda” nella sequenza degli arcani, essendo affiancata da due demoni: l'arcano XIII alla sua sinistra, il Diavolo alla sua destra. L'iniziato si trova dunque in un passaggio molto delicato del suo cammino: deve aver cura di ogni dettaglio, perché anche solo un piccolo errore, se commesso a questo punto, potrebbe costargli molto caro. Ciò che egli deve fare è imparare ad essere “fermo” in se stesso, cioè a dominare le sue azioni, le sue emozioni, i suoi pensieri. In altre parole, egli deve trovare il suo “centro di gravità”, impegnandosi a mantenerlo il più possibile stabile, imperturbabile. Nella carta dei Tarocchi, il mantenimento di questo sottile equilibrio è reso dall'immagine delle due coppe tra le quali Temperanza travasa incessantemente acqua con grande maestria, senza perderne neppure una goccia.

Anche Temperanza, similmente all''Eremita, è inoltre una raffigurazione del tempo che scorre, lento ma inesorabile, imbrigliando gli esseri umani tra le sue spire. Infatti, fin dall'antichità, l'acqua che fluisce è sempre stata considerata metafora dello scorrere del tempo. L'uomo comune non può fare altro che subire passivamente il trascorrere degli anni e la progressiva perdita della propria vitalità. L'iniziato, invece, può e deve imparare a padroneggiare il tempo, a servirsene per la propria elevazione spirituale, e infine a trascenderlo.

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