Carta del mese di Gennaio

Tarocchi Zen di Osho

L'Outsider

«Ogni volta che ci sentiamo “tagliati fuori” o esclusi, in noi insorge la sensazione di essere un bambino piccolo e inerme, impotente. Non deve sorprendere, in quanto questa sensazione è profondamente radicata nelle esperienze della prima infanzia. In questo momento hai l'opportunità di fermare quel nastro, puoi smettere di tormentarti con idee del tipo “Non sono abbastanza per essere accettato”. Riconosci le radici di queste sensazioni nel tuo passato, e lascia andare quella sofferenza. Questo ti darà la chiarezza di vedere in che modo puoi aprire la porta ed entrare in ciò che da lungo tempo
aspiri a diventare.
»


«Tutti sono degli estranei, degli outsider: anche se fanno finta di non esserlo, restano degli outsider. Con le nostre relazioni fingiamo, ci sforziamo di creare una piccola oasi e ci nascondiamo dietro queste cose. Ma la morte sopraggiunge a cancellare tutto e noi ci ritroviamo nudi nel nostro senso di estraneità. No, in questo mondo non puoi appartenere a niente, a meno di non entrare nel Tutto. Questo mondo appartiene al Tutto; soltanto appartenendo al Tutto diventi parte dell'esistenza. Per te questi alberi saranno sempre degli estranei, così come lo saranno questi uccelli e il sole e la luna e la sabbia e la pioggia. Tutto resta estraneo per te fino a quando non entri in contatto con il divino: con quel contatto, l'intera qualità della tua vita cambia.

Questo mondo è soltanto un pellegrinaggio – un pellegrinaggio importantissimo, ma non è un luogo a cui appartenere, non è un posto del quale diventare una parte: appartenere a questo mondo vuol dire perdersi. La persona mondana appartiene a questo mondo, è un insider; un buddha è un outsider, un estraneo. Tutti i buddha sono outsider: anche quando si trovano in una folla, in realtà sono soli. Anche quando si relazionano, in realtà c'è una separazione; è sempre presente una sottile distanza. E quella distanza è libertà, quella distanza è una grande gioia: è il tuo spazio.

Pensa di più alla solitudine. Celebra il tuo essere solo, celebra il tuo puro spazio e sentirai una canzone potente nascere nel tuo cuore. Sarà una canzone di consapevolezza, una canzone di meditazione: sarà la canzone di un uccello solitario che chiama in lontananza – non chiama qualcuno in particolare, ma perchè il suo cuore è talmente colmo da voler chiamare, le nuvole sono talmente colme da voler piovere, il fiore è così colmo che si schiude e rilascia il suo profumo... Lascia che la tua solitudine diventi una danza.»


Immagini e testi tratti da: 

Osho - “I Tarocchi nello spirito dello Zen” - Edizioni Lo Scarabeo - 2011